domenica 27 marzo 2011

ultime tappe dei sal di marzo

 sampler Africa di I. Vautier, lino verde salvia 15 fili f.lli graziano, mouline DMC col. 938 e 782
 sal spazzatura dei fili, tappa di fine marzo
e il mio nuovo vicino di casa, eheh

sabato 26 marzo 2011

recensioni


LA FATTORIA DEGLI ANIMALI - George Orwell

Gli animali della Fattoria Padronale (Manor Farm in lingua originale), maltrattati e sfruttati dal loro padrone, Mr. Jones, vengono a conoscenza del sogno di un vecchio e saggio verro della fattoria, chiamato Vecchio Maggiore e rispettato da tutti. In questo sogno, gli animali sono liberi dal giogo dell'uomo, i soli artefici del proprio destino. Infatti Vecchio Maggiore, oltre a riferire il suo sogno, fa notare a tutti gli animali della fattoria come il loro unico nemico sia l'uomo, l'unico animale che consumi senza produrre, arrivando a formulare questa massima: «Tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo», sintetizzato dalle pecore in «Quattro gambe buono, due gambe cattivo». Per concludere il suo insegnamento, Vecchio Maggiore insegna agli altri animali un canto che aveva appreso da piccolo e che profetizzava la liberazione degli animali in un tempo futuro.
Il signor Jones, diventato ormai un alcolista, trascura sempre più la fattoria fino a quando un giorno agli animali non viene data la razione di cibo e le mucche non vengono munte; non resistendo più, gli animali sfondano i recinti per andare a cibarsi da soli, mentre Jones e gli altri uomini si scagliano contro di loro. Spontaneamente, gli animali iniziano a combattere contro gli umani e riescono a cacciare questi dalla fattoria, che diventa di loro esclusiva proprietà ed è ribattezzata "Fattoria degli animali" (Animal Farm in lingua originale).
Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata dai maiali, gli stessi che avevano incitato il "popolo" a ribellarsi dall'oppressore. Essi, con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro cupidigia si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici.
Tra questi i più potenti sono Napoleon (o Napoleone in alcune traduzioni[1]) e Palla di Neve, i quali aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani.
Napoleon si circonda di un gruppo di cani come sue milizie personali. Essi scacciano Palla di Neve e uccidono chi non si mostra d'accordo con le idee del capo.
Il dittatore, furbescamente, fa ricadere tutte le colpe sull'esiliato Palla di Neve e attribuisce a sé tutti i meriti, come ad esempio il progetto di costruzione del mulino, che poi fallisce miseramente. Anche in questo caso il crollo dell'edificio viene fatto passare come un atto terrorista di Palla di Neve. Napoleon tradisce anche i suoi sostenitori come Gondrano (o Boxer in alcune traduzioni e nell'originale[1]), il cavallo, che conduce al macello quando non è più utile ai suoi progetti.
Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».
La frase che conclude il racconto («…le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.») è un modo ironico di Orwell per sottolineare l'utopia del comunismo: nessun uomo riuscirà mai a debellare il desiderio di potere

COMMENTO PERSONALE: paradossalmente la favola nata per enfatizzare come sarebbe stato impossibile attuare il comunismo nel mondo, oggi mi sembra altrettanto appropriata in merito a quanto sta succedendo in Libia. Dove esiste dittatura non esiste il bene e il progresso per tutti.

giovedì 24 marzo 2011

recensioni

CITTA' DI VETRO
Città di vetroIn Città di vetro lo scrittore di romanzi polizieschi Daniel Quinn riceve una telefonata nel cuore della notte da un individuo in preda alla disperazione che cerca Paul Auster, fantomatico investigatore dell'"Agenzia investigativa Auster". Quinn chiude la comunicazione, ma nelle notti seguenti le chiamate si susseguono e Quinn decide di assumere l’identità di Paul Auster. Peter e Virginia Stillman ingaggiano Quinn, credendolo Paul Auster, per esser protetti dal padre di Peter, appena uscito dal carcere. Padre e figlio portano lo stesso nome: Peter Stillman. Il padre ha rinchiuso il piccolo Peter in una stanza per nove anni con l'intento di scoprire il linguaggio originale dell’innocenza, scomparso dopo che l'uomo acquisì il concetto del Male a seguito della caduta dall’Eden. Quinn registra tutto ciò che viene a sapere in un taccuino (elemento che torna in tanti romanzi di Auster).
Invece di provare a far del male a suo figlio o a Virginia, il vecchio Stillman gira per Manhattan raccogliendo oggetti rotti e inutili. Lo scopo è quello di creare dei termini per un linguaggio che finalmente renderà l’essenza delle cose.
Alla fine del racconto Quinn scompare dal libro e il lettore scopre che un amico dell'Auster personaggio del libro, anch’egli scrittore, ha usato il manoscritto di Quinn ritrovato nella stanza dalla quale è scomparso per scrivere Città di vetro.

FANTASMI
In Fantasmi, invece, capita che chi sta pedinando a sua volta si senta pedinato. L'investigatore Blue, assunto da White (che gli si presenta con un malcelato travestimento: barba posticcia, folte sopracciglia eccetera) viene incaricato di sorvegliare un uomo, tale Black. A seguito di questi controlli deve compilare un rapporto settimanale per White il quale, ancora settimanalmente, gli farà avere un assegno. Blue ha avuto come maestro il suo ex collega Brown, ormai ritiratosi a vita privata dopo aver raggiunto l'età del pensionamento.
Blue inizia gli appostamenti nell'appartamento di fronte casa di Black, che trova sempre intento a scrivere: stilografica rossa su un taccuino. Quest'ultimo non ha una vita complicata: ogni tanto esce per fare la spesa, per distrarsi al cinema, gironzola e cammina spesso senza meta nella New York austeriana. Blue è sempre più preciso nel suo lavoro: se Black va spiato deve essere un criminale, e ciò lo porta, senza successo, a seguirlo ovunque.
Viene così a scoprire che essi altro non sono i rapporti che egli stesso inviava a White, che quindi altro non è che lo stesso Black. Blue si sente pedinato ed affronta Black, intimandolo a svelare cosa c'è nel taccuino rosso che ogni giorno Black compilava affannosamente. Altro non è che lo stesso racconto che legge il lettore, Fantasmi.

LA STANZA CHIUSA
In La stanza chiusa il protagonista si immedesima a tal punto nella vita di un suo amico, al punto da sposarne la vedova e adottarne il figlio...e ritroviamo nomi di personaggi del primo libro, come Stillman, Quinn o Henry Dark



COMMENTO PERSONALE: tre modi intelligenti e arguti di affrontare il tema della mente umana con le sue complessità e fragilità.

lunedì 21 marzo 2011

mesi bent creek - marzo

 ecco il galletto di marzo, direi in perfetto orario. e più sotto il calendario fin dove sono arrivata ad oggi

e qui invece mostro in tutta la sua bellezza il sal vautier di antonella! è molto bello, vero? e con il suo mi sa proprio che abbiamo finito la carellata dei lavori! grazie a tutte della compagnia nel ricamare.


 Il était une Fée sempre di Isabelle Vautier, ricamato su Lino Belfast 32ct - Bianco Opalescente, con filati DMC 150-3733

sabato 19 marzo 2011

sal tralala, III tappa

su lino 11 fili graziano, greggio con filati moulinè DMC

e queste le tre damine insieme
e infine un premio ricevuto da Marika. grazie mille
le regole sono semplici bisogna mettere l'immagine qui sopra sul blog ringraziare la persona che ce l'ha inviato e nominare altri 3 blog che si vuol far conoscere che sono i seguenti
ho scelto tre blog di creatività stranieri per farvi conoscere qualcosa di diverso e per farvi vedere quanto siamo brave noi donne nel mondo.

giovedì 17 marzo 2011

voglia di rose

 su lino tinto a mano di polstitches hand dyed fabric, mouline DMC 151 e 600
particolare delle roselline di cui la foto non rende giustizia

W L'ITALIA


O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.


Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov'è la forza antica,
Dove l'armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l'auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl'italici petti il sangue mio.

Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L'Itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui,
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.

Oh venturose e care e benedette
L'antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch'alme franche e generose!
Io credo che le piante e i sassi e l'onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprìr le invitte schiere
De' corpi ch'alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l'Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d'Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l'etra e la marina e il suolo.

E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch'offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch'al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nell'armi e ne' perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?
Come sì lieta, o figli,
L'ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch'a danza e non a morte andasse
Ciascun de' vostri, o a splendido convito:
Ma v'attendea lo scuro
Tartaro, e l'onda morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l'aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.

Ma non senza de' Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L'ira de' greci petti e la virtute.
Ve' cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra' primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
Ve' come infusi e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d'infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L'un sopra l'altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.

Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell'imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un'ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall'uno all'altro polo.
Deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest'alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch'io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,


Tanto durar quanto la vostra duri.
Giacomo Leopardi, all'Italia



perchè forse mai come in questi giorni tragici, gli italiani dovrebbero imparare ad essere un po' più patrioti. oggi ho gia letto tantissime opinioni delle persone in merito a questa giornata e ammetto che da alcune sono profondamente delusa. Credo che non servano post per ricordare che oggi è la festa di persone comuni, come noi, come i nostri nonni, di gente povera senza niente  che ha combattuto per creare una patria che noi stiamo bistrattando. oggi non è la festa delle cose che non vanno in italia, oggi è la festa che ricorda con orgoglio chi ha lottato perchè l'italia fosse una, unica e libera.

mercoledì 16 marzo 2011

recensioni

CITTA' DI VETRO - Paul Auster

Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn, autore di romanzi polizieschi che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di un detective sconosciuto

commento personale: può sembrare un poliziesco o un thriller nelle prime pagine, ma in realtà si rivela un viaggio nella mente umana. affascinante indagine psicologica

domenica 13 marzo 2011

ricamo di una giornata uggiosa


eh si, da quando ho Idalgo il tempo da dedicare al ricamo è veramente poco....tra cani, gatti e cavallo ogni tanto mi sbaglio anche con i nomi, ahahaha
però in questa domenica uggiosa, dopo le doverose pulizie, mi son concessa di finire questo ricamo, su fantastica tela della Patty con filati DMC. Ho un'idea di come confezionarlo, vediamo se mi riesce viste le mie scarsi doti di sarta
e poichè il mio blog si chiama "ricamare nella natura"....dopo il ricamo ecco un pezzetto di natura, e in particolare questa coccolosa san bernardo che si chiama Heidi e della quale mi sono pazzamente innamorata. non è un amore?

martedì 8 marzo 2011

lunedì 7 marzo 2011

recensioni

CAVALLI SELVAGGI
Cormac McCarthy

trama
Texas, 1949. Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John Grady Cole sella il cavallo e insieme all'amico Rawlins si mette sull'antica pista che conduce alla frontiera e più in là al Messico, inseguendo un passato nobile e, forse, mai esistito. Attraverso la vastità di un territorio maestoso e senza tempo, i due cowboy, cui si aggiunge il tragico e selvaggio Blevins, intraprendono un viaggio mitico che li porterà fin nel cuore aspro e desolato dei monti messicani. Qui la vita sembra palpitare allo stesso ritmo dei cavalli bradi e gli occhi di Alejandra possono "in un batter di cuore sconvolgere il mondo". Con una narrazione che all'asciuttezza stilistica di Hemingway unisce la ritmicità incantatoria di Faulkner, McCarthy strappa al cinema il sogno western e lo restituisce, con sorprendente potere evocativo, alla letteratura.

commento personale: originalissima ambientazione western e una scrittura essenziale ma precisa per un romanzo d'avventura sorprendente

mercoledì 2 marzo 2011

SAL LHN "the old west" I tappa


tela grezza della mitica patty e filati DMC , questa è la prima tappa

e queste siamo io e la piccolissima Tilly!!!!!